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Le Origini


LE ORIGINI


La tradizione storica e letteraria antica attribuisce la nascita di Ostia (da ostium: foce) al quarto re di Roma, Anco Marcio, che secondo la tradizione stessa avrebbe regnato su Roma fra il 640 e il 616 a.C. Le fonti storiche raccontano che per avere il controllo del fiume Tevere in quanto via d'accesso al mare, Anco Marcio si sia spinto fino alla sua foce dove, dopo aver conquistato la piccola città di Ficana (dove oggi sorge Acilia), decise di fondare Ostia.

In questo modo Roma venne a disporre di una comunicazione diretta con il mare, del controllo del basso corso del Tevere e del monopolio dell'estrazione di un bene prezioso come il sale, di cui la foce del fiume era ricca.

Tuttavia l'insediamento più antico ritrovato ad Ostia è costituito dal cosiddetto castrum, una cittadella fortificata costruita nel IV secolo a.C. per il controllo strategico della costa laziale e della foce tiberina.

Nel 267 a.C. la colonia divenne la sede di uno dei questori romani, definiti classici (cioè della 'flotta'), così nel 212 a.C. nel corso delle guerre puniche dal porto fluviale ostiense salparono per la Spagna la flotta con i rifornimenti per l'esercito romano nella guerra contro Annibale e nel 211 a.C. trenta navi comandate da Publio Cornelio Scipione.

Quando successivamente Roma estese il proprio dominio sul Mediterraneo, Ostia perse il suo carattere militare e i vari funzionari sia locali che di Roma rivolsero la loro attenzione ai problemi dell'approvvigionamento del grano piuttosto che alla necessità di gestire nel porto una flotta romana.

Importanti avvenimenti bellici interessarono la colonia nel corso del I° sec. a.C.

Nell' 87 a.C., nel corso della guerra civile, venne occupata e saccheggiata da Mario; nel 67 a.C. è registrato l'attacco di pirati cilici che distrussero anche la flotta ormeggiata alla foce del Tevere. L'episodio fu deplorato dallo stesso Cicerone il quale, forse proprio a causa di tale increscioso evento, in seguito, nell'anno del suo consolato, avrebbe provveduto a far decretare la costruzione di una cinta muraria a difesa della colonia.

In questo periodo si consolidarono definitivamente anche i criteri dell'amministrazione cittadina.

La città era governata da due magistrati che duravano in carica un anno, i duoviri, che assumevano il titolo eccezionale di quinquennali (duoviri quinquennales) quando, ogni cinque anni, revisionavano le liste del consiglio comunale.

Magistrati inferiori erano gli edili (aedilis) che avevano la cura dei pubblici servizi; il consiglio cittadino era costituito da cento membri, detti decuriones.

In questo periodo i principali personaggi che animavano la vita politica ed economica della città furono il duoviro Publio Lucilio Gamala che fece costruire e restaurare edifici pubblici e il duoviro Cartilio Poplicola che dominò la scena politica ostiense negli ultimi anni del I secolo a.C.

In quanto scalo marittimo di Roma, sorse il problema di dotare Ostia di un porto che consentisse l'approdo delle numerose navi che trasportavano merci per l'Urbe. Cesare per primo si rese conto della necessità di costruire un nuovo grande bacino portuale per Roma staccato dalla foce del Tevere, ma nè lui nè Augusto riuscirono a realizzare il progetto.

Solo l'imperatore Claudio (41-54 d.C.) riuscì nell'intento realizzando il più grande porto dell'antichità.

A causa della sua vicinanza alla foce del Tevere lo scalo portuale era soggetto ad insabbiamenti per cui l'imperatore Traiano (98-117 d.C.) decise di costruire un altro bacino di forma esagonale in una zona più interna; intorno alla nuova struttura pertanto si realizzò una vera e propria città con palazzi, templi, magazzini, etc.

Di riflesso anche Ostia ebbe una notevole crescita economica e commerciale tanto da divenire una città cosmopolita e culturalmente ricca grazie all'attenzione rivoltale dagli imperatori di Roma: Adriano (117-138 d.C.) ricostruì interi quartieri ridisegnando l'urbanistica della città e ristrutturando numerosi edifici pubblici; Settimio Severo restaurò alcuni dei più importanti complessi; Aureliano (270-275 d.C.) la dotò di un foro; Tacito (275-276 d.C.) le donò cento colonne di marmo giallo alte circa sette metri; Massenzio (306-312 d.C.) vi inaugurò una zecca; Costantino (306-337 d.C.) vi fece costruire una basilica cristiana.

La decadenza della città ebbe realmente inizio al tempo di Costantino quando Porto ebbe autonomia amministrativa da Ostia (prendendo il nome di Civitas Costantiniana) divenendo l'unico vero emporio nei confronti della capitale.

Successivamente durante le ripetuteinvasioni barbariche Ostia al contrario di Porto fu risparmiata dalla violenza di queste popolazioni perchè ormai priva di importanza. Il sacco romano da parte del re visigoto Alarico nel 410 ebbe l'effetto di allentare i legami con Roma e di abbandonare Ostia a se stessa.

Il poeta Rutilio Namaziano, raccontando il suo viaggio da Roma alla Gallia dopo l'invasione visigota, descrisse una foce del Tevere ormai impraticabile e una città priva dell'antico splendore con queste parole: 'd'essa non è rimasta che la gloria di Enea'.


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