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dal 22 aprile, 2008
al 22 aprile, 2008
ALLA SCOPERTA DEL LITORALE ROMANO IL PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA LE VITITE SARANNO EFFETUATE ...
dal 3 maggio, 2008
al 3 maggio, 2008
"CONCERTO DELLA FESTA DEL LAVORO"Ostia Chamber OrchestraDirettore M° Carlo RizzariPROGRAMMA L.VAN BEETHOVEN
Scavi - Panoramica
Terme di Nettuno - Particolare del mosaico
Il Teatro
Capitolium
Foro e Capitolium
Terme dei Sette Sapienti
Horrea
INFORMAZIONI UTILI
SCAVI DI OSTIA ANTICA
717, V. dei Romagnoli
00119 - Ostia Antica (Rm)
Tel. 06.56.35.80.99
Fax. 06.56.51.500
Sito Web: www.ostiantica.info
Costi
Prezzo Intero: € 4.00
Prezzo ridotto: € 2.00
Orari
Da Novembre a Febbraio: dalle 08.30 alle 16.00.
Uscita entro le 17.00
Marzo: dalle 08.30 all 17.00. Uscita entro le 18.00.
Dall'ultima Domenica di Marzo all'ultima Domenica di Ottobre: dalle 08.30 alle 18.00. Uscita entro le 19.30.
Chiusura
tutti i lunedì, 1° Gennaio, 1° Maggio, 25 Dicembre.
Come arrivare
In auto: mediante la Via del Mare e la via Ostiense, altezza Km 22.000 o, nel caso di percorrenza di strade come la Via Cristoforo Colombo, la Via Pontina (uscita Aeroporto Pratica di Mare), la Via Aurelia (Civitavecchia-Fiumicino) e l'autostrada Roma-Fiumicino (direzione Aeroporto Leonardo da Vinci), seguire le indicazioni per Ostia.
In treno: è possibile arrivare con la ferrovia Roma-Lido, fermata Ostia Antica.
In bus: con la linea 04 che ha come capolinea la stazione di Lido Centro.
IL PARCO ARCHEOLOGICO DEGLI SCAVI
Il parco archeologico di Ostia Antica è una tappa obbligata per chi vuole godere della bellezza di uno dei siti storici più visitati e meglio conservati del mondo romano.
Il parco si estende su circa 50 ettari e presenta i resti di quella che fu la prima colonia dell’Urbe, dando la possibilità al visitatore di osservare le trasformazioni occorse alla fisionomia della città durante circa otto secoli.
Superato l’ingresso agli scavi, la prima cosa che si incontra è l’antica necropolidi Ostia che termina ai margini delle mura sillane di cui sono testimoni i resti di Porta Romana.
Da qui ha inizio il Decumano Massimo, l’arteria principale della città; proseguendo per questa via, sulla destra si incontra un grande porticato, dal quale si accede a una rampa di scale che porta a una terrazza che offre la vista delle splendide Terme di Nettuno.
LE TERME DI NETTUNO
Iniziato ai tempi di Adriano e concluso dall’imperatore Antonino Pio (138-161), questo monumentale complesso termale ricalca i contorni di un precedente edificio domizianeo, che probabilmente era il più grande adibito a terme pubbliche di Ostia.
Importanti sono le due sale d’ingresso all’edificio termale: in quella maggiore è raffigurato il Trionfo di Nettuno, il più bel mosaico di Ostia, che raffigura il dio del mare alla guida di una quadriga di ippocampi, attorniato da un corteo di delfini, nereidi e tritoni; in quella minore, un altro mosaico raffigura Anfitrite, la sposa di Nettuno, guidata da Imene e da quattro tritoni che suonano cembali.
Proseguendo per il Decumano Massimo si arriva al Teatro romano e al Piazzale delle Corporazioni.
LA FIGURA DI ANCO MARZIO
Secondo la tradizione, Anco Marzio è il quarto re di Roma che avrebbe regnato dal 640 al 616 a.C.
A lui si attribuisce oltre alla fondazione di Ostia, la costruzione del ponte Sublicio sul Tevere con la conseguente occupazione del Gianicolo e dell’Aventino, necessaria per dominare la strada che attraversava il ponte, la conquista della Valle Murcia, tra Palatino e Aventino, la costruzione del primo carcere pubblico, fatto scavare sotto al Campidoglio e la sottomissione delle vicine città latine.
IL TEATRO
Centro dell’antica cittàìà e unico grande edificio usato come luogo di spettacoli, il Teatro romano è in assoluto l’edificio più rappresentativo di Ostia Antica; tuttora è utilizzato per delle
rappresentazioni teatrali estive.
Costruito nel 12 a.C. ai tempi di Augusto, alla fine del II secolo d.C. fu ampliato e ristrutturato su iniziativa di Commodo (180-192) per permettere una maggiore disponibilità di posti che consentì di ospitare nella sua cavea fino a 4.000 spettatori.
L’inaugurazione avvenne nel 196, per cui Settimio Severo (193-211) e Caracalla (212-217), suo figlio, poterono attribuirsi il merito dell’opera nell’iscrizione monumentale oggi ricostruita e montata su una parete del corridoio a destra dell’orchestra, la zona bassa del teatro.
All’interno del teatro si trovavano delle tabernae (botteghe), nelle quali gli spettatori si ristoravano durante le pause delle rappresentazioni.
Alle tabernae si alternavano quattro scale che conducevano il pubblico ai piani superiori della cavea, che oggi può ospitare circa 2.700 persone.
I cittadini più facoltosi e i magistrati della colonia non usavano le scale ma facevano il loro ingresso dalla galleria centrale,
perchè alle autorità era riservato l’ordine inferiore dei posti.
La galleria conduce anche all’ormai scomparsa scena che si innalzava originariamente per tre ordini architettonici; alcuni frammenti di essa si trovano insieme a tre maschere teatrali fissate su due muri di tufo nel proscenio.
Il teatro fu anche adibito a spettacoli acquatici per mezzo dell’allagamento dell’orchestra. Il piazzale fu progettato come un unicum col teatro in età augustea.
Adibito ad accogliere in 50 ambienti le sedi delle stationes (uffici di rappresentanza) commerciali e marittime, il piazzale era il centro della vita commerciale ostiense e accoglieva lo svolgimento degli affari connessi ai traffici marittimi.
Nel 196 d.C. subì dei restauri che ne ampliarono il porticato, portando le 50 stationes originali a 64; le decorazioni a mosaico in bianco e nero attualmente visibili risalgono a questa seconda fase. Le iscrizioni musive presenti indicano le varie attività commerciali e marittime di cui ogni statio era responsabile, raggruppate per città e per province.
Così, da una parte le stationes furono occupate dai mercanti provenienti dall’Africa settentrionale come Sabratha in Libia e Cartagine, dall’altra alcuni mosaici richiamano la Spagna con la quale Ostia aveva intensi contatti.
In un altro settore sono invece presenti delle stationes di corporazioni commerciali che indicano il tipo specifico di commercio come ad esempio il vino e la carne. Nel centro del piazzale risalta su un podio un tempio, dedicato ad una divinità a noi ignota. Continuando peril Decumano Massimo, si prende la via dei Molini, dove sulla destra si possono ammirare le Terme del Foro.
LE TERME DEL FORO
Il più grande complesso termale di Ostia fu edificato nel II secolo d.C., restaurato nel tardo impero e destinato a essere uno degli impianti più rappresentativi della città.
Da notare la grande palestra trapezoidale contornata da portici e pavimentata a mosaico, le imponenti strutture che racchiudono il laconicum (bagni a vapore), il calidarium (bagni di acqua calda) dove grandi finestre illuminavano gli ambienti, e il frigidarium (bagni di acqua fredda) situato in una sala decorata.
Ci si può inoltrare anche nel corridoio sotterraneo che permetteva agli addetti alle terme di procedere all’accensione delle caldaie.
A ridosso delle terme, sul Cardine Massimo è visibile il Tempio di Roma e Augusto.
IL TEMPIO DI ROMA E AUGUSTO
Il tempio, eretto poco dopo la morte di Augusto per volere del suo successore Tiberio, fu per lungo tempo uno degli edifici più imponenti della colonia, a sottendere l’importanza della venerazione dello stesso Augusto, fondatore dell’Impero, considerato una vera e propria divinità.
Del tempio restano il frontale marmoreo, le fondazioni del podio e una delle statue di culto, quella raffigurante Roma.
Sembra che sulla facciata vi fosse una tribuna da dove gli oratori si rivolgevano al popolo riunito nel Foro.
Proseguendo sulla stessa strada si arriva al Foro e al Capitolium.
FORO E CAPITOLIUM
Il foro era il centro della vita politica, commerciale e giudiziaria di ogni cittàdel mondo romano. Costruito forse intorno al 20-25 d.C., il Foro ostiense, di forma rettangolare, occupò lo spazio delle strutture che facevano parte del Castrum.
Le due parti della piazza furono circondate da portici e l’accessoda nord e da sud fu proibito ai carri e riservato ai pedoni per accentuare la funzione politica e religiosa della zona. Il Capitolium, luogo di culto delle tre maggiori divinità della religione romana (Giove, Giunone e Minerva) fu costruito su un podio intorno al 125 d.C., per volere dell’imperatore Adriano, dopo aver abbattuto un piccolo tempio precedente.
Il Capitolium domina con la sua altezza, circa 20 metri, l’intera città; il lato di fondo della cella è occupato dal podio destinato a sorreggere le statue di culto. Alla sinistra del Capitolium, sulla via di Diana, si trova l’ingresso del Thermopolium.
THERMOPOLIUM
Ricavato nel III secolo d.C. all’interno di un precedente blocco edilizio, il Thermopolium (il nostro comune bar) era sicuramente fra i locali più frequentati della città perchè situato a poca distanza dal Foro.
Era costituito da due ambienti e aveva ai lati degli ingressi alcune panche in muratura, dove i clienti potevano sedersi e consumare i pasti.
La stanza centrale era il vero e proprio bar e presenta un bancone con un affresco che illustra i cibi e le bevande che allora erano consumati.
Un’altra stanza sembra fosse adibitaa cucina, perché dotata di un fornello in muratura e di un dolio (grande recipiente di terracotta) infossato nel pavimento.
Sul retro del locale è ancora visibile un piccolo cortile dotato di una fontana che permetteva agli avventori, durante la stagione più calda, di consumare all’aperto i pasti che erano preparati.
Alla destra del Thermopolium si incontra la Casa di Diana.
LA CASA DI DIANA
Costruita anticamente su tre o quattro piani, la casa raggiungeva probabilmente i 18 metri di altezza. Fu edificata intorno al 130-140 d.C. e rappresenta la tipica insula (caseggiato a uno o più piani di altezza), formata da diversi appartamenti che il proprietario affittava agli inquilini.
Nell’interno della casa sono visibili a quote diverse i vari livelli pavimentali del II, del III secolo e del IV-V secolo d.C.
L’edificio presenta al piano terra le tabernae: queste non erano dei semplici negozi così come noi oggi li intendiamo, ma nella maggior parte dei casi, laboratori artigianali che univano la produzione in loco a quello della vendita. Sulla parete di sinistra del cortile interno, una tavoletta rappresentante Diana Cacciatrice dà il nome alla casa.
Ritornando sul Decumano Massimo si arriva all’incrocio con via Epagathiana, dove al bivio si prosegue per il decumano fino ad arrivare alle Terme della Marciana.
LE TERME DI MARCIANA
Edificate alla fine del II secolo d.C., sono costituite da una grande sala che ospitava il frigidarium, di cui restano come testimonianze due pilastri dell’abside di una vasca che misurava oltre 14 metri di lato.
In un piccolo ambiente adiacente, forse uno spogliatoio, è visibile uno splendido mosaico inbianco e nero, dove sono rappresentati atleti in atteggiamenti che rispecchiano le diverse discipline sportive praticate all’epoca. Proseguendo sulla stessa strada si arriva alla Sinagoga.
LA SINAGOGA
Risalente al I secolo d.C., la Sinagoga è una tra i più antichi edifi ci di culto ebraici. Rinvenuta nel 1961, si trovava originariamente a ridosso della spiaggiaperché questi luoghi di culto erano eretti solitamente presso il mare.
E' ornata da quattro colonne e capitelli che racchiudono l’aula di culto, un’edicola absidata che rivela due colonnine che sorreggono mensole riproducenti candelabri a sette braccia; in quel luogo era custodita l’arca con la Torah e il pulpito dove si effettuava la lettura della Legge.
Per la disposizione del pulpitoil credente mentre leggeva si trovava a sud-est, in direzione di Gerusalemme.
Risalendo per il Decumano Massimo, sulla sinistra incontriamo un complessoresidenziale formato da diverse insulae.
INSULA DEL GRAFFITO, DELLE PARETI GIALLE, DELLE MUSE E DOMUS DEI DIOSCURI
Questo complesso residenziale, edificato al tempo di Adriano, si distingue per la ricchezza degli apparati decorativi.
Le insulae sono rilevanti per gli splendidi affreschi parietali che mostrano uccelli colorati, piccoli quadretti e figurine, oltre a mosaici in bianco e nero che riproducono disegni geometrici.
L’Insula delle Muse era probabilmente la più elegante della città, per i suoi raffinati motivi architettonici e per ipannelli a fondo rosso e giallo, nei quali sono ritratte le figure delle nove Muse e di Apollo; questo è sicuramente il più notevole ornamento parietale di Ostia.
Di queste splendide abitazioni è possibile visitare nel suo interno quella al lato sud detta Domus dei Dioscuri, la più grande, che probabilmente appartenne a un famoso magistrato locale. Era l’unica entro le mura di Ostia a disporre di un piccolo impianto termale privato che dimostrava la ricchezza dei suoi proprietari.
Arrivati al bivio con via della Foce, si prende quest’ultima strada e si risale fino a incontrare le Terme dei Sette Sapienti.
LE TERME DEI SETTE SAPIENTI
Il complesso termale era utilizzato dalle classi meno abbienti della città. Si apre sul lato sinistro con una grande sala circolare coperta, dove un grande mosaico in bianco e nero rappresentante scene di caccia pavimenta la sala.
Un arco che reca ancora tracce di mosaico policromo ci introduce in un vestibolo adiacente la vasca, qui sono visibili affreschi parietali rappresentanti i sette sapienti, con accanto il loro nome, che danno consigli su come avere un buon funzionamento del corpo. In un’altra vasca è visibile un altro affresco raffigurante Venere che si bagna attorniata da numerosi pesci.
Scendendo per via della Foce in direzione del bivio, si prosegue sulla sinistra per la via Epagathiana dove sorge la Horrea Epagathiana ed Epafroditiana.
HORREA EPAGATHIANA ED EPAFRODITIANA
Questo è l’unico horreum (magazzino) di cui si conosce il nome dei proprietari Epagathius ed Epaphroditus, scritto in un’epigrafe posta sulla lastra marmorea nel timpano che sormonta il portale del l’ingresso principale.
Risalente al II secolo d.C., si suppone non fosse utilizzato come un semplice magazzino, poiché mostra al suo interno degli accorgimenti costruttivi inconsueti per un normale horreum.
Ad esempio le quattro edicole, le immagini delle divinità protettrici e la decorazione del pavimento del cortile con un mosaico figurato fanno pensare a un suo uso come deposito di prodotti di valore tipo metalli preziosi e spezie.
IL MUSEO OSTIENSE
Voluto da papa Pio IX nel 1865, il Museo Ostiense raccoglie una ricca collezione di reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi della città.
Di pregevole fattura sono le statue presenti all’interno del museo, tra le più importanti quelle dell’imperatore Traiano, di Faustina Maggiore, di Cartilio Poplicola, di Mitra mentre uccide il toro, di Perseo con testa di Medusa, di Giulia Domna Diva e i piccoli gruppi marmorei come Il Cavaspina e Amore e Psiche.
La collezione dei ritratti comprende anche il busto-ritratto di Volcacius Miropnus e quello di Asclepio, la testa di Traiano e il ritratto di
Faustina Maggiore.
All’interno del museo si trovano inoltre una raccolta di sarcofagi e bassorilievi, esempi di pittura parietale ricavata da tombe, emblemi in mosaico policromo e un opus sectile
policromo con la presunta effige del Cristo benedicente.
All’interno del museo viene esibita inoltre una pregevole raccolta disarcofagi di età imperiale fra cui va segnalato quello con la fronte decorata
con scena dell’Iliade (Achille di fronte al corpo di Ettore).