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dal 22 aprile, 2008
al 22 aprile, 2008
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I Parchi Naturalistici



IL PARCO DI CASTEL FUSANO


Il parco si estende lungo il litorale romano per circa 1.100 ettari ed è considerato il polmone verde di Roma. Il nome deriva dai suoi antichi proprietari, la nobile famiglia romana Fusius, a cui apparteneva l’intera contrada. La sua storia è segnata dal passaggio a diversi proprietari, fino a che nel 1933 la zona fu acquistata dal Comune di Roma che vincolò l’area a qualsiasi tipo di costruzione, mentre il 21 aprile (il Natale di Roma) fu inaugurato il parco. Una flora e fauna diversificate popolano questa riserva naturale: picchi, cuculi, pettirossi, merli, tortore, civette, aironi, ricci, volpi, cinghiali, attorniati dalla macchia mediterranea dove risaltano lecci, pini e numerose piante nel sottobosco come il ginepro, il biancospino, il mirto, la ginestra, l’erica, il rosmarino, la lavanda. Il parco è anche stato sede di un Gran Premio di Formula Uno nel 1954, l’unica gara di questa categoria disputata all’interno di Castel Fusano, poiché il circuito, ritenuto troppo pericoloso, fu tolto dal calendario. Il parco conserva testimonianze anche della sua storia più antica, al suo interno, infatti, al suo interno, è possibile seguire la famosa Via Severiana e scoprire i tesori che sorgono nei suoi pressi.



LA VIA SEVERIANA


L’imperatore Settimio Severo, dopo aver apportato delle migliorie all’interno della città di Ostia, decise di collegare quest’ultima con Terracina, durante l’impero la città più importante del Lazio dopo Roma e la stessa Ostia. Costruita tra il 198 e il 209, la Via Severiana, che doveva facilitare i traffici dell’Urbe verso sud, partiva dall’Isola Sacra, si addentrava nella foresta di Fusano, fino a raggiungere Tor Paterno, Capocotta, Pratica di Mare e infine Terracina. La zona, per la sua importanza, divenne sede di alcune ville di famosi personaggi romani che qui vollero costruirvi la loro residenza estiva. Tra le ville edificate le più importanti erano quelle di Plinio il Giovane, in parte visibile, dell’imperatore Augusto che ne possedeva una presso Tor Paterno, dell’imperatore Commodo che qui trovò scampo alla peste che colpì Roma nel 189. Della splendida Via Severiana purtroppo rimane ben poco perché nel corso dei secoli fu smantellata per utilizzare altrove i suoi massi silicei; ne rimangono comunque dei tratti all’interno del Parco.



LA VILLA DI PLINIO IL GIOVANE


I resti di questa villa, costruita durante il I secolo d.C., si trovano nella località denominata La Palombara e sono considerati appartenuti a Plinio il Giovane, fine oratore e letterato oltre che console di Traiano. A poche centinaia di metri della villa e alle spalle della via Severiana sorgeva il Vicus Augustanus, piccolo centro dotato di un foro, una curia e un tempio che si affacciava sul mare. Della villa rimangono oltre a dei reperti, parti di pavimentazione a mosaico con scene marine, molto simili a quelle delle Terme di Nettuno di Ostia.



IL CASTELLO CHIGI


Costruito nel 1655 sui resti di un antico casale, l’edificio fu commissionato dal cardinale Giulio Sacchetti, proprietario dell’area, al famoso architetto Pietro da Cortona, e prende il nome della famiglia Chigi che lo acquistò nel 1755. Il castello si presenta munito di quattro torrette angolari, con al livello inferiore quattro angoli ornati da torrette belvedere munite di feritoie. La decorazione interna del castello è stata realizzata da Andrea Sacchi e Andrea Camassei.



L'ECOMUSEO DEL LITORALE ROMANO


Il museo storico-antropologico per il Delta Tiberino è stato fondato nel 1988 su iniziativa della “Cooperativa Ricerca sul Territorio”, nel tentativo di fornire una documentazione adeguata circa la storia etnografica e ambientale del litorale romano. L’Ecomuseo comprende diverse sale e percorsi che il visitatore può intraprendere. Il primo percorso parte dall’Area Giardino dove sono esposti il modello in scala reale della “Capanna dell’Agro” e le strutture della prima bonifica idraulica di Roma; nell’edificio dell’Impianto Idrovoro è possibile osservare la “Sala Macchine” che conserva le più antiche pompe di sollevamento idraulico. Scegliendo il secondo percorso è possibile osservare attraverso diverse sale tematiche i cambiamenti del territorio tra il XIX e il XX secolo; in queste sale sono presenti reperti, strumenti di lavoro originali ed un plastico che simula il funzionamento idraulico dell’impianto idrovoro di Ostia. Nella Sala Spazio/Tempo è possibile conoscere, mediante immagini reali e virtuali ricostruzioni al computer,le trasformazioni fisiche del territorio negli ultimi 20.000 anni di storia. Nella Sala Visioni vengono invece proiettati i film documentari sulla storia del territorio tra cui interviste realizzate ai protagonisti della bonifica.



LA SPIAGGIA DI CAPOCOTTA E LE DUNE


Riguardo l’origine del nome Capocotta si hanno poche notizie: le prime risalgono al XV secolo e ci informano della sua appartenenza alla nobile famiglia romana dei Capranica, che nel 1785 decise di vendere la tenuta alla famiglia Borghese a causa degli ingenti debiti accumulati. Il principe Borghese decise allora di destinare la zona a macchia mediterranea e a terra boschiva. Nel Novecento la tenuta fu venduta alla famiglia reale dei Savoia, che evitò la cementificazione della zona. Qui, come all’interno del Parco di Castel Fusano, fu rinvenuto un antico villaggio simile al Vicus Augustanus, delle tombe, alcune epigrafi e diverse sculture marmoree, che fanno pensare alla zona come sede dell’antica città di Laurentum. Le dune occupano la striscia costiera a sud che si trova tra la spiaggia di Castel Porziano e la zona di Villaggio Tognazzi, poco prima di Torvajanica. L’area, lunga circa tre chilometri, oltre ad avere una splendida spiaggia, presenta un ecosistema molto particolare caratterizzato dalle sue famose dune costiere, che costituiscono un ambiente di passaggio tra la terra e il mare. Andando dal mare verso l’interno si osservano delle fasce, ognuna segnata da particolari condizioni ambientali e da diverse specie di piante. La faunasi distingue dalla presenza di gabbiani, usignoli, upupe, capinere, conigli selvatici, istrici, volpi, e testuggini di terra e di mare. Tra la flora, la gramigna delle spiagge o agropiro, la canna di Ravenna, il giunco nero, l’iris giallo, l’alloro, la tamerice, pianta tipica di ambienti salati e il giglio marino. Per chi volesse addentrarsi nella riserva è possibile prendere uno dei cinque percorsi pedonali in legno realizzatiper rendere più agevole il cammino dei visitatori.



LE SECCHE DI TOR PATERNO


Sul Litorale Romano, non tanto distante dal Parco di Castel Fusano, è possibile visitare un’area sottomarina che non ha nulla da invidiare agli innumerevoli itinerari subacquei presenti nella nostra penisola. Sito ideale per gli amanti della pesca sportiva e per i sub che quotidianamente si immergono nelle sue limpide acque alla ricerca di emozioni e sensazioni di contatto con i tesori naturali di questa piccola parte del mar Tirreno. Le Secche di Tor Paterno si costituiscono di rocce, dando l’impressione di essere un vera e propria isola situata sul fondo del mare che si erige per ben quarantadue metri (la profondità massima è di sessanta metri), e sono delimitate in superficie da quattro boe. Il fascino incantato di questa area si evince ancor di più dalle specie animali e vegetali che la popolano: la Posidonia, che è una pianta superiore, ha radici, tronco, foglie, frutti e forma fitte praterie di grandissima importanza ecologica per l’elevato numero di specie che ospita; sono frequenti i pesci sia da fondale come la Murena, il Gronco, le Triglie e la Rana pescatrice e sia di acque libere, come la Spigola, il Cefalo, l’Occhiata, il Sarago. In superficie, in alcune stagioni, non è difficile avvistare i Delfini oltre ad alcune specie di uccelli marini.



LA L.I.P.U.


Lega Italiana Protezione Uccelli - Il Centro Habitat Mediterraneo (CHM) della L.I.P.U., situato in prossimità del Porto Turistico di Roma, è in breve tempo divenuto una delle mete in cui gli uccelli possono trovare un riparo sicuro e stabile, dove riposarsi e procurarsi il cibo isolati da elementi di disturbo, nel corso dei loro viaggi migratori. Numerose sono le iniziative del centro per la salvaguardia e la liberazione di vari uccelli. In primavera e in estate vengono poi accolti i piccoli uccelli caduti dal nido ed in inverno i rapaci feriti dai bracconieri. Gli animali vengono curati ed aiutati a riprendersi e lasciati andare una volta guariti. Il CHM si propone, altresì, di realizzare una struttura idonea a guidare il visitatore ad un maggior contatto con gli ambienti di fascia costiera mediterranei, anche mediante la valorizzazione di concetti legati alla comprensione dei meccanismi che sottendono alla regolazione dell’ambiente. Il progetto del CHM prevede due aree: la prima, dalle caratteristiche di una vera e propria oasi dedicata alla conservazione; la seconda, pressoché artificiale, con una ludoteca naturalistica all’aperto e con un centro visite per la promulgazione di attività didattiche. Il tutto con la consapevolezza di coinvolgere un numero cospicuo di visitatori ogni anno che, nell’osservare gli animali liberi nel loro habitat naturale, potranno meglio comprendere le problematiche che da molti anni affliggono l’ambiente e chi per esso si è sacrificato nel cercare di mantenerlo intatto.


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