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Ostia Antica



IL BORGO DI OSTIA ANTICA


Il borgo è un luogo unico.

Nel suo spazio convivono diversi stili architettonici che è ancora possibile ammirare.
L’antica Gregoriopoli, infatti, racchiude all’interno delle mura restaurate dal Cardinale d’Estouteville delle testimonianze di epoca romana come alcune epigrafi, un sarcofago che costituisce ora la vasca di una fontana e tombe a fossa che indicano la presenza di una necropoli nella zona; una basilica quattrocentesca che conserva al di sotto dell’attuale struttura il suo impianto medievale; l’Episcopio (la residenza dei vescovi); il Castello di Giulio II e le abitazioni che risalgono alla fine del Quattrocento.



EPISCOPIO


Le prime notizie sulla presenza in Ostia di un vescovo ci pervengono da alcune fonti leggendarie le quali narrano che nel 229, la comunità cristiana di Ostia era assistita dal Vescovo Ciriaco.

Solo dopo la pace religiosa costantiniana, però, il vescovo di Ostia acquistò titolo e importanza.

Inoltre, da quando divenne sede episcopale, Ostia godette del diritto di usare il pallio e di consacrare i nuovi eletti al soglio pontificio.


Nella sua sede si sono succeduti centinaia di presuli, dei quali undici sono diventati papi, tra questi: Urbano II (1088-1099), Lucio III (1181-1185), Gregorio IX (1227-1241), Alessandro IV (1254-1261), Innocenzo VI (1352-1362), Giulio II (1503-1513) e Paolo IV (1560-1565).

Nel XVI secolo, dopo le migliorie apportate al borgo la direzione del Pontelli, si pensò di ristrutturare anche l’Episcopio, la residenza dei vescovi.

Il merito fu del cardinale Raffaele Riario (1511-1521), nominato vescovo di Ostia da Giulio II, che provvide ad ampliare la residenza con una nuova ala che poggia sul lato destro della Basilica di S.Aurea. All’Episcopio mise mano anche l’architetto Baldassarre Peruzzi che, coadiuvato da altri artisti come Cesare da Milano, abbellì il Salone d’Onore con decorazioni pittoriche e collegò la residenza episcopale alla chiesa mediante una scala interna.

Nel 1656, allo scoppio della peste bubbonica, l’edificio fu messo a disposizione dei malati e utilizzato come lazzaretto.

Oggi l’Episcopio, che si trova sul lato destro della basilica, risulta strutturato su due piani, più uno sopraelevato, e dispone di un piccolo giardino facente parte dell’antica zona cimiteriale. Internamente gli ambienti mostrano gran parte degli affreschi del Peruzzi.



LA BASILICA DI SANT'AUREA


La basilica attuale di S. Aurea sorge su un primitivo impianto di una chiesa del periodo paleocristiano voluta nel IV secolo da Costantino per onorare i santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista, che finì per inglobare la tomba della martire.
La basilica divenne un punto di riferimento per i fedeli che ivi volevano essere sepolti, come ad esempio Santa Monica, e per la popolazione in fuga da Ostia.

L’edificio, già nell’alto medioevo, subì dei restauri: il papa Sergio I (687-701) fece rifare il tetto e, cento anni dopo, Leone III (795-816) riparò l’interno e l’esterno della basilica.

Nel IX secolo, in epoca carolingia, altre trasformazioni riguardarono la chiesa che fu abbellita, come dimostrano gli elementi della suppellettile.
In questo periodo la basilica fu anche teatro della celebrazione della solenne messa con la quale il pontefice Leone IV incoraggiò i soldati prima della battaglia di Ostia.
Durante i lavori di ristrutturazione del borgo, voluti dal cardinale d’Estouteville nel Quattrocento, si decise per l’abbattimento della vecchia basilica e la costruzione di una nuova, il cui progetto fu affi dato all’architetto Baccio Pontelli, che si avvalse della collaborazione dei fratelli Sangallo e di Baldassarre Peruzzi.

Oggi la chiesa si presenta come un bell’esempio di architettura rinascimentale, con la sua semplice pianta marmorea, ricca di richiami classicheggianti; anche l’interno, abb ondantemente restaurato, risente di questa semplicità.
All’esterno sono visibili le finestre a tutto sesto, bipartite da una trama a bifora lobata.
Alla sinistra della basilica è ancora oggi visibile un piccolo giardino nel quale sono stati condotti scavi che hanno portato alla scoperta della lastra tombale di Santa Monica, la madre di Sant'Agostino, morta di malaria nel 387 a Ostia.

I numerosi stemmi rovereschi presenti sul monumento denunciano la cronologia e forniscono indicazioni circa la committenza dell’impianto; alla destra dell’attuale altare maggiore della chiesa si conserva un elemento architettonico identificato in un portacero pasquale, sul quale è inciso S.A/R (abbreviazione che ricorda il nome di Aurea); il manufatto è stato datato al V secolo.
Al periodo VIII-IX secolo deve essere ascritta la suppellettile (lastre di pluteo, piastrini, frammenti marmorei vari) che ancora oggi si conserva negli ambienti annessi alla chiesa e nel vicino Castello di Giulio II.



LA FIGURA DI SANT'AUREA


Su Sant'Aurea si sa poco o nulla di storicamente certo.
Secondo la tradizione Aurea, appartenente a una nobile famiglia romana, faceva parte di un gruppo di cristiani che nel 268 subirono il martirio a Ostia ad arcum ante theatrum, ossia nei pressi del teatro.
Negli anni in cui visse Aurea ci fu un riaccendersidelle persecuzioni contro i cristiani che, pena la tortura o la decapitazione, dovevano sacrifi care agli dèi facendo bruciare dell’incenso sulle are.
I trentadue cristiani, compresa Aurea, che in quell’occasione si rifiutarono, furono puniti con la morte.
Si dice che il corpo, dopo essere stato gettato nel Tevere, fu raccolto sulle sue rive dal vescovo di Porto, Sant'Ippolito, che lo avrebbe poi seppellito in un podere della stessa famiglia di Aurea fuori le mura di Ostia.
Le spoglie della santa furono poi collocate all’interno della basilica paleocristiana che sorgeva nella zona, cosicché gli abitanti di Ostia la considerarono dedicata alla santa.
La devozione nei suoi confronti rimase a lungo radicata nella città, ma col passare dei secoli si perse il ricordo di dove fosse sepolta.

Durante i lavori di demolizione della basilica ormai fatiscente ordinati dal cardinale d’Estouteville, le spoglie della santa furono ritrovate e successivamente traslate ad Albano.



GIULIO II


Nato ad Albisola Superiore, nei pressi di Savona nel 1443, ed eletto cardinale nel 1471, divenne pontefice nel 1503.
La sua fama è soprattutto legata allesue iniziative politiche che volsero alla riconquista dei territori dello Stato Pontificio perduti dai suoi predecessori, così da essere ricordato come il papa guerriero.

Per riconquistare alcuni territori persi in Romagna, promosse un’alleanza con Francia, Spagna e Impero, la Lega di Cambrai, con la quale sconfisse i veneziani nella battaglia di Agnadello (1509).
Pochi anni dopo, privo di scrupoli, ruppe la coalizione per allearsi con la stessa Venezia, la Spagna e l’Inghilterra nella Lega Santa (1511) contro la Francia, costringendo i francesi ad abbandonare l’Italia e a restituire il ducato di Milano alla famiglia Sforza.
Il suo pontificato è ricordato altresì per la sua attività dimecenate in quanto commissionò ai più grandi artisti del tempo (Michelangelo, Raffaello e Bramante) diversi lavori a Roma.



CASTELLO DI GIULIO II


Il castello posto a difesa del borgo si presenta a forma di triangolo scaleno con la base rivolta verso il mare.
Anticamente, infatti, la foce del fiume Tevere si trovava a ridosso delle mura del castello.
Per il suo ruolo fondamentale nel sistema difensivo costiero, che aveva il compito di proteggere Roma, fu fatto costruire dal cardinale d’Estouteville che prima fece restaurare la torre di Martino V e, successivamente, pensò alla costruzione del castello, la cui progettazione fu affidata al famosoarchitetto Baccio Pontelli, aiutato nei lavori da Giuliano da Sangallo.
L’opera fu portata a termine nel 1484 sotto la direzione del Cardinale Della Rovere, la cui attività è testimoniata dall’iscrizione sull’architrave marmoreo del portale centrale che reca, oltre al suo nome, anche quello dell’architetto.

Oggi il castello si presenta formato da diversi torrioni dai quali emerge la torre di Martino V, che costituisce il mastio del castello, sul quale sono visibili gli stemmi dei pontefi ci che apportarono delle migliorie al castello: a sinistra quello di Sisto IV, al centro quello di Giulio II e a destra quello di Innocenzo VIII.

L’edificio è attorniato da un fossato e si articola attorno a un cortile da dove si possono raggiungere e visitare i locali adibiti ai servizi militari e gli altri ambienti dove si svolgeva la vita dei soldati.
Sempre dal cortile inizia una rampa cordonata, le cui pareti furono decorate da Baldassarre Peruzzi, dalla quale si sale sino alla piazza d’armi e al terzo piano, composto da tre stanze con cinque fi nestre che affacciano sul cortile; il castello, infatti, fungeva all’occorrenza anche da residenza signorile.
Quando nel XVII e XVIII secolo Ostia fu abbandonata, il castello fu utilizzato come deposito di fieno e come dormitorio per i detenuti impiegati nei lavori di scavo nella zona archeologica di Ostia Antica.


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