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Le Architetture



LE ARCHITETTURE


Dal 1916 al 1940 Ostia divenne un luogo di sperimentazione per molti architetti che adattarono la propria opera alle diverse tendenze artistiche allora in auge: dal neoclassicismo al liberty, dal razionalismo al modernismo.

A Ostia, infatti, lavorarono i maggiori esponenti dell’architettura italiana della prima metà del Novecento, come Adalberto Libera, massimo esponente del razionalismo italiano e leader del gruppo 7 (un’associazione di sette architetti che sosteneva un’architettura basata sull’analisi razionale delle funzioni costruttive), Luigi Moretti, Giulio Magni, Giovan Battista Milani.

Le prime strutture a cui si dedicarono questi architetti furono gli stabilimenti balneari, non solo il Roma di Milani, che rappresentava un caso unico al mondo, ma anche il Caio Duilio oggi Il Capanno, di Moretti in stile modernista e il Rex di Enrico Del Debbio di stile modernista con ascendenza razionalista.

Gli esempi più significativi dell’estro artistico di questi architetti vanno soprattutto cercati in alcuni villini dove mise mano Adalberto Libera: a Ostia progettò l’impianto dei villini della “Società Immobiliare Tirrena” sul lungomare Caio Duilio, realizzando la costruzione di quattro villini, dove è possibile notare le rigorose simmetrie e il carattere razionalista delle opere.



LO STABILIMENTO ROMA


Progettato dall’architetto Giovan Battista Milani lo stabilimento, di stile neoclassico, fu un richiamo turistico balneare di importanza internazionale e fu ultimato nel 1927.

La sua struttura riprendeva volontariamente alcune caratteristiche architettoniche dell’antica Roma, per evidenziare il legame che, secondo il regime fascista, intercorreva tra la nuova e l’antica città.

Milani, infatti, si ispirò alla Roma imperiale per le finestre, le scale e le aule absidate, mentre per le biglietterie e gli ingressi ebbe come riferimento l’aspetto classico del tepidarium presente nelle terme di Caracalla, mentre il soffitto era a lacunari come quello della Basilica di Massenzio.

Nella progettazione del Roma, l’architetto si rifece anche a opere simili costruite in Francia, come l’edificio della Jetéepromenade a Nizza e alla rotonda a mare di Scheveningen vicino all’Aia in Olanda, mentre per quanto riguarda la cupola, Milani si ispirò a quella della chiesa bizantina di S. Sofia a Istanbul e per gli archi rampanti al gotico.

Il peso della grande cupola di rame, il cui perimetro era di 42 metri, era sorretto da nervature e pilastri raffiguranti la Vittoria Alata, statua trovata nel 1907 a Ostia Antica e divenuta simbolo della città.

Dalle terrazze che contornavano il primo complesso si staccava un pontile di collegamento con una rotonda, lunga 62 metri e larga 6, che poggiava su 270 pali di cemento armato conficcati nel fondo sabbioso.

Le otto sculture in bronzo degli angeli sulle colonne dei terrazzi erano dello scultore Bucci, lo stesso della Vittoria Alata.

Gli affreschi decorativi degli ambienti interni si accostavano al gusto liberty ed erano del pittore Calcagnodoro.

Come per la chiesa di Regina Pacis, il materiale utilizzato fu il cemento armato.

Nel 1943 lo stabilimento Roma fu bombardato dall’esercito tedesco per togliere un punto di riferimento all’aviazione Alleata.



LO STABILIMENTO CAIO DUILIO


Lo stabilimento balneare Caio Duilio, oggi Il Capanno, fu costruito intorno al 1936 su progetto dell’architetto Luigi Moretti e rappresenta uno degli edifici più interessanti dell’intero litorale.

Dell’opera si possono notare i diversi caratteri modernista e razionalista che la contraddistinguono. Impostata secondo un notevole rigore geometrico, la costruzione presentava in origine una forma rettangolare e una pianta quadrata ed era fiancheggiata da due blocchi.

Era composto, inoltre, da quattro locali seminterrati che si aprivano all’esterno, dotati di finestre a oblò, quest’ultime visibili anche nel prospetto sul lungomare e caratteristiche dell’architettura razionalista in ambiente marino.

Dalla forma dell’edificio è percepibile l’allusione alle costruzioni navali, in particolar modo ai battelli fluviali.

Il Duilio fu in parte alterato nel 1941, quando fu realizzato un secondo corpo verso il mare.



LO STABILIMENTO REX


Lo stabilimento balneare Rex fu progettato dall’architetto Enrico Del Debbio in stile modernista e prende il nome dal transatlantico vincitore della traversata oceanica “Nastro Azzurro”.

Il Rex per le sue dimensioni e per la sua concezione architettonica avrebbe dovuto rivaleggiare nell’impatto visivo sul litorale ostiense con lo stabilimento Roma, caratterizzato da uno stile neoclassico.

Dopo la guerra il Rex rimase gravemente danneggiato e fu ristrutturato dall’architetto Gianfranco Bianchi, prendendo in un primo tempo il nome di Mediterraneo e successivamente di Tibidabo.



IL PALAZZO DEL GOVERNATORE


Nel 1924, contemporaneamente alla costruzione della chiesa di Regina Pacis, fu edificato il Palazzo del Governatore, progettato dall’architetto Vincenzo Fasolo.

Questa sede sostituì la prima che, nel 1914, il Comune di Roma aveva edificato in muratura e legno di fronte al mare sulla sinistra della Piazza dei Ravennati.

La struttura attuale possiede delle finestre ad arco decorate con affreschi ed è sovrastata da una piccola torre.

All’interno è possibile osservare le decorazioni eseguite da Calzolari che si ispirò allo stile Dalmata Italiano.



LA COLONIA VITTORIO EMANUELE III


La colonia, costruita tra il 1916 e il 1920 su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, fu destinata a ospedale per le cure elioterapiche di bambini affetti da tubercolosi.

Nel 1932 il re Vittorio Emanuele III inaugurò la nuova colonia marina che si estende su un fronte mare di 130 metri. L’edificio presenta tetti spioventi, colonne, pareti e sei ingressi che riprendono le caratteristiche dei templi etruschi per rappresentare le nobili origini della stirpe italiana.

Dopo i lavori di ristrutturazione, parte della colonia è stata adibita a biblioteca, che porta il nome della scrittrice Premio nobel, Elsa Morante.



L'UFFICIO POSTALE


L’Ufficio Postale, terminato nel 1934, è opera dell’architetto Angiolo Mazzoni.

L’edificio presenta all’entrata un gruppo di colonne poste a semicerchio, richiamo dei pini del Parco di Castel Fusano, rivestite di mattoni messi a spigolo per riprendere la il motivo della corteccia degli stessi alberi.

Le colonne racchiudono un portico al centro del quale vi è un mosaico blu dove risiedeva una statua di bronzo andata perduta.



IL PONTILE


Il primo pontile di Ostia fu edificato contemporaneamente allo stabilimento Roma, ed era costruito con traverse di legno di faggio.

Sostituito da uno nuovo nel 1940 e ribattezzato dal regime fascista del Littorio, si erigeva su palificazioni di cemento e balaustre di travertino e si protendeva nel mare per 125 metri terminando con una terrazza di 20 metri di diametro.

La pavimentazione era di travertino alternato a pietra di Bagnoregio, mentre a metà del pontile si trovavano quattro rampe a mare per l’attracco delle imbarcazioni.

Nel 1943 i tedeschi, per timore di sbarchi militari, lo resero impraticabile spezzandolo in due punti. Dopo questa parziale demolizione i vecchi elementi di palificazione furono riutilizzati per costruire un nuovo pontile nel 1956.



CINELAND


Terminata nel 1929 e nata come fonderia per acciaio e ghisa, l’ex STIMA fu il luogo in cui si avviò la produzione di aratri e altri macchinari.

Nel 1940 la struttura fu rilevata dalla Breda di Milano che aveva avuto la concessione da parte dello stato per l’uso delle sabbie ferrifere ostiensi secondo il progetto autarchico di Benito Mussolini, il cui obiettivo era quello di realizzare un grande forno per la produzione dell’acciaio. Dopo tre anni fu occupata e minata dai soldati tedeschi ma, ciò nonostante, superò indenne il secondo conflitto mondiale.

Nel dopoguerra, sotto la direzione dell’ingegnere Merluzzi che nel 1960 ne divenne proprietario cambiandone la denominazione in Meccanica Romana, riprese l’attività di produzioni meccaniche che si protrasse fino al 1978.

Da quel momento fu lasciata in uno stato di totale abbandono, utilizzata talvolta come set cinematografico, sino ad arrivare alle soglie del terzo millennio quando diventa un luogo all’insegna del cinema e del divertimento.

Il grande progetto che risponde al marchio “Cineland”, ha realizzato un centro congressi (sede di numerosi eventi culturali e sportivi), 14 sale cinematografi che, ristoranti, pub, negozi, attrazioni varie e 2.000 posti auto.



LE TORRI


La decisione di costruire delle torri sul litorale romano fu presa per scongiurare il pericolo delle invasioni via mare.

Frequentemente sulle coste laziali approdavano flotte il cui scopo era il saccheggio non solo di Ostia, ma anche di Roma.

Per questo, oltre alle usuali mura difensive, si costruirono delle torri fortificate che fungevano o da caserme per soldati, come Tor Paterno, oppure da semplici punti di vedetta come Tor San Michele.



TOR SAN MICHELE


La torre, costruita tra il 1564 e il 1568 su richiesta di Martino d’Ayala, comandante della guarnigione posta a difesa della foce del Tevere, prende il nome dal pontefice Pio V, Michele Ghisleri, che la chiamò così in onore del suo protettore San Michele Arcangelo.

Il progetto fu affidato in un primo momento a Michelangelo Buonarroti, che però non potè concludere l’opera a causa della sua morte; per questo la costruzione fu affidata a Giovanni Lippi, che rispettò la progettazione di Michelangelo.

Per la sua posizione strategica la torre fu usata essenzialmente come vedetta fino al XIX secolo, in quanto non presenta feritoie o merli da cui sparare ma solo garitte per le sentinelle, tanto che alla prima occasione subì un attacco e fu conquistata da tre vascelli corsari, proveniente da Tunisi.

Successivamente Tor San Michele fu utilizzata come faro, mentre durante l’ultima guerra fu prima occupata dall’esercito tedesco e poi da quello americano.

La torre, composta da tre piani, è costruita in laterizio e ha la forma di un poliedro a base ottagonale con 18 metri di lato e un’altezza di 18 metri.

Anticamente, davanti al portone d’ingresso c’era un ponte levatoio (oggi sostituito da una passerella) che sormontava un fossato, ora colmato quasi del tutto dal terreno.

La particolarità della torre e dell’arte di Michelangelo si osserva nella terrazza adibita a piazza d’armi presenta un pavimento obliquo che facilitava lo scorrimento dei proiettili incendiari ed esplosivi che andavano a finire in un pozzo centrale, una novità per le torri di quel periodo e delle epoche precedenti.

Il secondo piano, ornato da uno stemma papale e da una lapide che ricorda l’anno di costruzione, probabilmente serviva da abitazione per il capitano della torre; in due camere, infatti, sono visibili due caminetti in cotto e dei piccoli balconi con ringhiera.



TOR BOACCIANA


Costruita nel IX secolo sulle rovine dell’antico faro di Ostia, la torre è diforma quadrata ed è costruita in laterizio frammisto a scaglie marmoree e servì fino all’XI secolo a difesa della foce del Tevere contro le invasioni dei pirati saraceni.

Andata in disuso, fu restaurata da Papa Innocenzo VII nel 1406.

Il nome deriva probabilmente dalla famiglia dei Bobazani che tra il XIV e il XV secolo si adoperarono per la ricostruzione della torre.

Alla sua storia è legata la fuga del pontefice Eugenio IV, che nel 1434, costretto dalle truppe comandate dalla famiglia Colonna e dal popolo, dovette rinunciare al potere temporale e fuggire da Roma; la sua fuga precipitosa si concluse raggiungendo Tor Boacciana che gli valse la salvezza.



TOR PATERNO


Edificata nell’XI secolo sui resti dell’antica villa imperiale di Augusto, la torre fu costruita allo scopo di difendere i centri abitati di Castel Porziano e Pratica di Mare dagli attacchi dei pirati saraceni.

Danneggiata dagli assalti subiti, la torre fu ricostruita su iniziativa di Pio V, che affidò l’incarico a Marcantonio Colonna, il vincitore della battaglia di Lepanto (1571).

Questi avendo chiamato Tor Materna una torre nei pressi di Anzio in onore della madre Giovanna d’Aragona, decise per il nome di Tor Paterno in onore del padre Ascanio.

Nel 1588 a causa dei ritardi nei lavori di ricostruzione, la torre non riuscì a proteggere la borgata di Pratica di Mare dall’assalto dei pirati algerini.

Durante il Seicento, a causa dell’arretramento del mare, la torre perse la sua funzione difensiva, ma nonostante ciò, nel 1757, sventò un pericoloso sbarco di pirati tunisini, che furono catturati dalle galee pontificie accorse dopo essere state avvertite dalle vedette.

Nel 1812 Tor Paterno subì l’ultimo assalto, questa volta a opera di marinai inglesi che, dopo aver messo in fuga i difensori della torre, la fecero saltare in aria.

Per questo motivo, oggi, non ne rimane alcuna traccia.



LE CHIESE


La presenza di luoghi di culto cristiani nel territorio di Ostia ha radici molto antiche; infatti, già durante l’epoca romana sorsero le prime basiliche che, oltre ad avere una funzione religiosa, permisero alla popolazione locale di rifugiarvisi quando i barbari invasero la costa laziale.

Oggi come durante l’epoca romana, il più importante di questi luoghi di culto è la Basilica di S. Aurea, sita all’interno del Borgo di Ostia Antica, alla quale si affiancano nel territorio edifici più recenti ma allo stesso modo rilevanti per il loro significato storico e religioso, come la chiesa di S. Maria Regina Pacis, un simbolo dell’architettura neoclassica e S. Monica, S. Francesco d’Assisi o S. Giorgio ad Acilia di particolare rilevanza perché dedicate a dei personaggi legati alla storia di Ostia.



SANTA MARIA DI REGINA PACIS


Nel 1917, su iniziativa dell’ingengere Paolo Orlando e di Papa Benedetto XV, il Comune di Roma donò ai Padri Agostiniani di S. Maria del Popolo il terreno situato sulla duna più alta del litorale (circa venti metri sul livello del mare) per la costruzione di una chiesa.

La prima pietra di S. Maria Regina Pacis fu posata nel 1919 alla presenza del vescovo di Ostia Vincenzo Vannutelli, ma ci vollero sette anni per completare l’opera; solo il 14 novembre 1926, infatti, fu inaugurata alla presenza dell’architetto Giulio Magni che l’aveva progettata.

L’architetto disegnò e realizzò Regina Pacis in stile neoclassico ispirandosi alle linee del passato e utilizzando allo stesso tempo nuovi materiali come il cemento armato insieme ai tradizionali travertino e laterizio.

La chiesa è dedicata alla regina della pace per dare un messaggio affinchè non avessero più luogo i giorni nefasti della Grande Guerra.

Le cinque campane presenti nella chiesa provenivano dalla famosa ditta di Agnone (fornitrice delle campane del Vaticano), ed erano state realizzate con la fusione dei cannoni austriaci del primo conflitto mondiale, ma subirono la stessa sorte allorchè nel 1943 furono rifuse in strumenti di guerra.


La cupola della chiesa era legata a quella dello stabilmento Roma, in quanto insieme disegnavano un asse prospettico che stava a simbolizzare il legame esistente tra Ostia e il suo mare.


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